E' quanto emerge da due articoli che hanno come autore principale Ahmed Farag Ali, un fisico della Zewail City of Science and Technology e della Benha University, entrambi in Egitto. Essi stanno facendo il giro della rete grazie soprattutto alle sorprendenti ipotesi che gli autori introducono sull'argomento della singolarità gravitazionale, sia per ciò che riguarda l'origine dell'Universo (Big Bang), ma anche per quanto concerne gli oggetti astrofisici più enigmatici e misteriosi che esistono in natura (buchi neri).
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sabato 14 febbraio 2015
Singolarità? No, grazie!
domenica 8 giugno 2014
La complessità dei buchi neri
Nel corso di questi anni, la
ricerca di una teoria unificata ha portato diversi fisici teorici ad introdurre
una serie di argomentazioni nel tentativo di conciliare le due migliori descrizioni del mondo macroscopico (relatività generale) e di quello
microscopico (meccanica quantistica). In particolare, un fisico teorico di nome
Leonard Susskind ha presentato diverse idee spesso non facilmente intuitive,
come ad esempio la teoria delle superstringhe o il concetto in base al quale il
nostro Universo tridimensionale potrebbe essere in realtà un ologramma bidimensionale. Oggi egli è parte di un piccolo gruppo di scienziati che stanno
ragionando su un nuovo concetto altrettanto bizzarro: in altre parole, la
chiave verso quella che viene definita “la teoria del tutto” dovrà essere
trovata nell’ambito della scienza dei computer, nota anche come complessità computazionale. Certamente, non si tratta di una disciplina della fisica dove
esplorare i processi più fondamentali ma essa è legata a qualcosa di più
pratico e riguarda il numero di operazioni logiche che sono necessarie per
eseguire un algoritmo. Se questo approccio funzionerà, allora secondo Susskind esso
potrebbe risolvere uno dei problemi teorici più impegnativi di questi anni,
cioè il paradosso dell’informazione dei buchi neri, il che implicherebbe la non validità della meccanica quantistica e della relatività generale. In
più, il metodo della complessità computazionale potrebbe fornire ai teorici un nuovo modo di comprendere
i concetti di spazio e tempo utilizzando semplicemente delle idee basate
sostanzialmente sulla informazione.
giovedì 5 giugno 2014
SETI, entro vent'anni il 'primo' contatto
La domanda se siamo soli
nell’Universo sta diventando ormai molto vecchia. Esistono delle storie su
questo argomento che risalgono persino agli antichi greci e sembra difficile
credere che anche i primi esseri umani comparsi sul nostro pianeta non abbiano mai volto lo sguardo verso il cielo chiedendosi se esistono altri esseri come loro da qualche parte nello spazio. Rispetto ai nostri antenati, oggi abbiamo una
tecnologia sufficientemente avanzata e adeguata che ci permette di affrontare
il problema secondo il metodo scientifico. Dunque, trovare che esistono intelligenze extraterrestri
potrebbe definire il nostro posto nello spazio cosmico. Inoltre, una tale
scoperta completerebbe la cosiddetta rivoluzione copernicana. Circa 470 anni
fa, le meticolose osservazioni del cielo ed il ragionamento scientifico ci
portarono a comprendere il nostro ruolo nell’Universo. Oggi, lo scopo della ricerca
SETI (Search for Extra Terrestrial Intelligence) è quello di comprendere in quale piano intellettivo noi esseri umani ci poniamo rispetto ad eventuali esseri intelligenti nell’Universo. Insomma, le
nostre capacità intellettive sono uniche o sono semplicemente le sole che
esistono tra tante altre?
domenica 20 gennaio 2013
Il 'muro di fuoco', un nuovo paradosso sui buchi neri
In un recente articolo apparso su Simons Foundation dal titolo Alice and Bob Meet the Wall of Fire, Jennifer Ouellette riporta le ultime idee bizzarre emerse al workshop di Stanford tenutosi a Novembre dell'anno passato su un nuovo paradosso che riguarda gli enigmatici buchi neri. Di solito, quando vengono proposti alcuni esperimenti mentali i protagonisti principali si chiamano Alice e Bob. Oggi, però, pare che i due ragazzi siano arrivati ad un
bivio. Tra i due, la più avventuriera e piuttosto spericolata Alice vuole saltare
in un buco nero molto massiccio, lasciandosi alle spalle lo sconsolato Bob che
rimane al di là dell’orizzonte degli eventi, cioè quella regione ideale
superata la quale niente, nemmeno la luce, può tornare indietro. Ma vediamo un pò più in dettaglio di che cosa si tratta.
martedì 18 settembre 2012
Verso l'esplorazione dell'Universo delle origini
La cosmologia è quella branca dell’astronomia
che studia l’intero Universo. Attualmente, il modello cosmologico standard
rappresenta il quadro migliore per descrivere l’evoluzione dell’Universo, ma
non la sua origine, ed esistono alcuni scenari che ci forniscono delle
indicazioni su quale sarà il suo destino. Nonostante ciò, ricostruire la storia
cosmica non è così facile. Infatti, i cosmologi possono essere paragonati agli
archeologi che andando ad analizzare i resti fossili tentano di ricostruire,
seppure parzialmente, il passato della Terra spingendosi fino ad epoche dell’ordine
di migliaia o milioni di anni fa.
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